venerdì 15 aprile 2011

SEDUZIONE:le conseguenze della fine di una relazione


Che cosa succede quando un individuo , fortemente attratto da un potenziale partner, avvia con lui un’avventura seduttiva ma, ad un certo punto viene, da lui respinto e rifiutato? Qui non faccio riferimento alla simulazione di un rifiuto come mossa per aumentare la propria attrazione, qui mi propongo di esaminare quali sono gli esiti più ricorrenti quando il rifiuto è reale e tassativo dopo che il legame seduttivo è stato avviato e reciprocamente condiviso per un certo periodo di tempo. In questo caso numerosi psicologi hanno individuato alcune reazioni principali fra loro in sequenza: la protesta e la vendetta, la depressione e la rassegnazione. Questi stessi psicologi ci avvertono, inoltre, che le reazioni a una situazione di rifiuto durante la seduzione variano notevolmente da soggetto a soggetto. In particolare , si è visto che gli individui (adolescenti e adulti) che hanno una sensibilità al rifiuto elevata sono anche più inclini a reazioni peggiori e più negative rispetto ai coetanei con una minore sensibilità al rifiuto. La sensibilità al rifiuto è intesa come la tendenza mentale ad attendersi in modo ansioso e a percepire prontamente da microsegnali non verbali (spesso ambigui) l’evenienza del rifiuto da parte di un altro. E’ stato verificato che gli adolescenti sensibili al rifiuto sono caratterizzati da una forma di ipervigilanza che conduce a una valutazione negativa anticipatoria di segnali ambigui del partner. A fronte di questa minaccia essi si chiudono in se stessi e inibiscono le loro opinioni e la loro voce per cercare in ogni modo di mantenere la relazione con il partner . In realtà, questa imposizione di auto-silenzio favorisce inevitabilmente la rottura del rapporto.

PROTESTA,RABBIA DA ABBANDONO E VENDETTA

Nella nostra specie ( e non solo nella nostra) la risposta di protesta è di norma presente nella rottura di ogni legame sociale importante. E’ sufficiente pensare alla vivace protesta del bambino piccolo (pianti,strilli, ecc.) quando la madre scompare e si assenta anche per poco tempo. Durante questa fase di protesta il seduttore respinto prova una sofferenza immensa, fino a giungere alla disperazione e all’angoscia più cupa. E’ come se il mondo fosse andato in frantumi e le schegge di questo mondo scomparso penetrassero nel nostro corpo e nella nostra anima. La vita diventa insopportabile e priva di senso. Parafrasando un verso della poetessa Emily Dickinson, , il rifiuto è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conoscere l’inferno.

Per il seduttore respinto è un periodo di grande stress psicologico, di tensione emotiva molto forte, di ruminazione mentale, di comportamenti ossessivi e compulsivi (per lui inevitabili), di disturbi psicosomatici (dall’ insonnia all’ulcera,alla colite,all’asma, all’emicrania ecc.), di un dolore fisico vero e proprio. E’ una delle esperienze più penose dell’esistenza, al limite della sopportazione. In alcuni casi , il seduttore respinto gioca la carta dell’insistenza e del controllo per superare le resistenze dell’altro (stalking). In modo ostinato e caparbio può continuare a tempestare il partner con telefonate (anche nel cuore della notte), con e-mail, con lettere e persino con regali. Solitamente tutto risulta inutile. L’insistenza è di norma associata a una condizione di bisogno, di dipendenza e di richiesta di aiuto. Alla fine è una strategia dell’impotenza e della sconfitta. Assai più spesso il seduttore agisce con rabbia. Poiché nella seduzione un individuo espone molto se stesso e il rifiuto produce una profonda e grave lacerazione alla sua immagine, egli prova molto spesso la cosiddetta rabbia da abbandono. In genere si tratta di una rabbia bollente e feroce, spesso incontenibile. Talvolta, diventa una rabbia travolgente e distruttiva che acceca il seduttore abbandonato. Spinto da questa forza emotiva, egli può fare irruzione nella casa, sul posto di lavoro o in altri ambienti frequentati dal partner. Può pedinarlo o seguirlo con una insistenza asfissiante nel tentativo di parlare ancora con lui e di convincerlo a ritornare indietro. In questi frangenti normalmente scoppiano discussioni violente, con accuse reciproche , recriminazioni,insulti, minacce, ritorsioni, ricatti, violenze, aggressioni ecc. Queste forme aggressive e violente vanno considerate come una reazione negativa eguale e contraria all’enorme forza positiva suscitata dalla seduzione all’inizio della relazione. Talvolta, questa rabbia bollente conduce a comportamenti incontrollati e distruttivi su di sé come ferimenti, tentativo di suicidio, autopunizioni, assunzione di sostante stupefacenti, ricorso all’alcool ecc.. Diverse ricerche hanno verificato che i casi di suicidio sono da tre a quattro volte più frequenti nei maschi che nelle femmine in caso di rifiuto. In altri casi, questi comportamenti sono rivolti contro il partner con aggressioni, con lesioni fisiche o persino con l’omicidio. Anche in questa condizione vi è una netta prevalenza degli uomini rispetto alle donne. In casi estremi abbiamo la situazione di omicidio e suicidio. La cronaca riporta con una certa regolarità episodi di questo genere. Essi sono spesso associati a gravi forme di gelosia e di depressione.
Per altri seduttori respinti la “rabbia da abbandono” può assumere la forma fredda e calcolata della vendetta. Infatti, come dice il proverbio “la vendetta è un piatto che va servito freddo”. Siamo in presenza di una delle passioni più antiche e potenti degli esseri umani, basta pensare alla legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente). Con la vendetta la rabbia si trasforma in un calcolo machiavellico di danneggiamento, di diffamazione, di punizione e di calunnia del partner, andando a colpire “ a distanza” i punti per lui più cari e sensibili. Non ci sono limiti all’inventività umana per mettere in atto comportamenti vendicativi. In alcuni casi la vendetta comporta forme di tortura affettiva e di crudeltà psicologica. In altri casi la vendetta si rivolge contro persone care del partner, si parla allora di vendetta indiretta (o trasversale). In tempi di internet la vendetta di numerosi seduttori respinti (soprattutto negli Stati Uniti) consiste nel cosiddetto p***o da vendetta. Su siti molto noti e frequentati (siti per adulti vietati ai minori di 18 anni) essi collocano foto e video (in situazioni prettamente intime) dell’ex partner. A parte i casi più famosi come quello di Pamela Anderson e di Paris Hilton, oggi sono migliaia e migliaia i seduttori respinti che ricorrono a questa scelta, è una forma di vendetta cibernetica per mettere alla gogna mediatica il partner che ha rifiutato.

DISPERAZIONE, DEPRESSIONE E RASSEGNAZIONE

La fase di protesta e di vendetta (qualora non si concluda in modo tragico) ha termine dopo un certo periodo a ragione dell’esaurimento delle risorse emotive e cognitive. Subentrano allora altre emozioni egualmente negative, anche se di natura diversa. Il seduttore respinto va incontro a forti esperienze emotive di impotenza, di disperazione, di desolazione e di depressione. Distrutto dal dolore e dal dispiacere, spesso piange, rimane a lungo a letto, si colpevolizza, continua a ruminare su idee fisse in riferimento all’avventura seduttiva interrotta, guarda basito e smarrito in giro, cede facilmente all’alcool o alle sostanze stupefacenti, sta sveglio di notte a guardare la televisione o davanti a internet (insonnia), oppure si sveglia molto presto al mattino (insonnia mattutina), oppure al contrario, dorme troppo (ipersonnia), ha un forte calo dell’appetito o mangia in eccesso (iperfagia). A livello neurobiologico, questa condizione psicologica , trova il suo corrispettivo in una profonda modificazione dei processi nervosi del cervello, simile a quella che si registra quando si ha un forte dolore fisico. Sul piano psicologico, il quadro qui descritto rimanda a una condizione di depressione. In questa fase il seduttore respinto cade in uno stato letargico e non ha voglia di niente. E’ apatico è abulico. Il fatto stesso di vivere diventa una fatica molto pesante, talvolta insopportabile. Non ci sono più interessi, non ci sono più ragioni per cui valga la pena vivere, è incapace di concentrarsi e le sue idee diventano lente fisse e ripetitive. Il seduttore respinto si sente solo, isolato abbandonato ed escluso. Come un oggetto in mezzo agli altri, ha la percezione di essere diventato “una cosa fra le cose” , un automa un guscio vuoto, un albero senza clorofilla. Tutto questo associato a una perdita di identità, non sa più chi egli sia, si sente arido come il deserto, con uno spiacevole senso di vuoto affettivo (è la cosiddetta perdita di sentimenti). Incapace di riprendere qualsiasi nuova avventura seduttiva, trova grande difficoltà nei contatti sociali ed evita attentamente di fare nuove conoscenze (fuga dalla società). Al senso di vacuità e di aridità si accompagna il senso di inguaribilità, come se il rifiuto da parte dell’ex partner fosse diventato una condanna all’ergastolo, un tunnel senza uscita. Il seduttore respinto nutre quindi pensieri di morte, considerata come una liberazione. Egli ritorna con una certa regolarità al progetto di farla finita e di andarsene per sempre…Talvolta il suicidio è preceduto dall’omicidio dell’ex partner.

Se la protesta può sfociare in parecchi casi nella depressione, in altri si conclude con la “rassegnazione” . E’ la capacità di adeguarsi in modo consapevole, anche se a malincuore, alla condizione del rifiuto. E’ una forma di adattamento ad una realtà penosa, sia pure a malincuore. Questa accettazione presuppone ed esige un’operazione piuttosto complessa di conversione mentale: si tratta di passare da una valutazione negativa a una almeno indifferente della situazione dolorosa del rifiuto. Bisogna farsi una ragione e darsi una spiegazione di come sono andate le cose. Per uscire in questo processo occorre che il seduttore respinto abbia una buona “flessibilità cognitiva”, intesa come la competenza non solo di riconoscere in primo luogo i dati e i vincoli della situazione, ma anche di prendere in considerazione differenti ipotesi esplicative a fronte di tale situazione, valutare gli aspetti positivi e negativi di ciascuna di queste ipotesi e riuscire a spostarsi da un’ipotesi a un’altra in modo ragionevole. Nello stesso tempo la conversione mentale sottesa alla rassegnazione implica una robusta “resilienza emotiva” (emotional resilience) . E’ la capacità del seduttore respinto di far fronte al grave stress indotto dal rifiuto, di assorbire emotivamente il colpo, di sopportare le conseguenze negative della situazione senza spezzarsi e senza lacerarsi a livello psicologico, nonché di regolare le emozioni negative a essa associate. Tale capacità si associa con l’abilità di prendere una distanza affettiva dal rifiuto stesso e di trasformarlo da una minaccia, (all’immagine di se) in una sfida (ricominciare daccapo con una nuova storia di seduzione).

In psicologia si sa con certezza che la resilienza emotiva è un potente fattore non solo per proteggere la salute mentale da esperienze traumatiche, dallo stress e dalla depressione, ma anche per promuovere l’autostima e l’autoefficacia, per favorire il benessere personale, la speranza e la direzione verso uno scopo preciso, l’integrazione sociale. Nel fare queste operazioni psicologiche il seduttore respinto può trovare un valido supporto sociale nei familiari, negli amici, in qualche psicologo. Tale sostegno esterno diventa spesso un mezzo per uscire dalla situazione buia e dolorosa del rifiuto.

Tratto da un libro di Luigi Anolli "La Seduzione"

4 commenti:

  1. Anche questo articolo è da 10 e lode. Il libro da cui è stato estratto mi sembra proprio eccellente.

    R.

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  2. Suggerisco solo libri di qualità;-)

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  3. E si vede..
    Non sono scemenze queste.
    Ho visto in tv ma sopratutto in internet tanti tentativi di venderti tecniche di seduzione come se fosse un prodotto. Il pacchetto "smart" per rimorchiare chi vuoi, quando vuoi.

    Ma alla fine sono soldi regalati. Solo queste letture ti permettono di avere una maggiore cosapevolezza della natura e psicologia della seduzione. E il saper interpretarle mi hanno permesso di non andare in giro con il fiocchettino al collo, in fiori e il pacchetto di cioccalatini in mano per rimorchiare (ovviamente la mia è una metafora per dire che non più idee poco evolute in campo del rimorchio).
    Grazie ancora Rimorchiadonne sto davvero imparando molto da te.
    L.

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